Elezioni amministrative 2023: l'offerta politica tra civismo e geometrie variabili

 

 

Dopo l’anticipo del Friuli-Venezia Giulia non privo di sorprese, va in onda in questo week end il primo appuntamento delle elezioni comunali dell’era Meloni. Una tornata che complessivamente interesserà circa 4,7 milioni di italiani divisi in 598 comuni, di cui 91 che voteranno con il doppio turno.

Tra queste alcune new entry, dovute alla pubblicazione dei risultati del Censimento della popolazione del 2021: a Lusciano (CE), San Cesareo (RM), Valmontone (RM) e Pianezza (TO) si sperimenterà il doppio turno per la prima volta, mentre ad Omegna (VB) e Oria (BR) si tornerà al sistema maggioritario tipico dei comuni minori.

In attesa che le urne si aprano, proviamo a vedere di fronte a quali sfide ci troveremo. In questo post parliamo, dunque, dell’offerta politica di questa tornata amministrativa.

Candidati e liste in corsa

Cominciamo con l’analizzare il numero di candidati sindaco e liste presentate nei comuni con più di 15mila abitanti. In media si avranno 4,0 aspiranti primi cittadini, sostenuti da 13,8 liste per comune.

Un calo rispetto alle elezioni di cinque anni fa – quando i candidati sindaco erano 5,3 e le liste 15,0 a Comune – che conferma l’allarme lanciato troppo spesso dall’Associazione Nazionale Comuni Italiani e che vuole sempre meno gente lanciarsi nell’impresa politica di governare le nostre città.

È nelle regioni del Sud che le candidature a primo cittadino si diradano maggiormente: in media, ci sono 3,3 aspiranti sindaco per comune. Un dato ben sotto la media nazionale e che fa da contraltare ai comuni del Centro Italia, dove i concorrenti sono 4,8 per comune.

Le regioni centrali si confermano campioni di partecipazione – seconde solo al Sud, in questo caso – anche per numero di liste presentate: in media se ne contano 14,9. Ad incidere, in particolar modo su questo trend sono i numeri della Toscana, che conta in media 6 candidati sindaco e 16,8 liste ed è in entrambi i casi la Regione italiana con maggiore partecipazione.

Con 8 aspiranti primi cittadini in corsa, Massa e Siena sono le città italiane “affollate”, mentre a Bisceglie, in Puglia, si ha il primato del numero di liste: se ne contano ben 34.

Il dominio delle Liste civiche

Come ogni elezione amministrativa che si rispetti, anche la tornata di quest’anno sarà dominata dalle liste civiche. Su 1.258 contrassegni presentati, 806 fanno riferimento a compagini che non trovano spazio nelle competizioni nazionali.

Sei comuni, addirittura, sono il loro esclusivo terreno di caccia, perché i partiti hanno deciso di non presentarvi alcun simbolo. Se si considera l’eccezione di Pomigliano d’Arco – dove, però, la presenza di Partito Democratico e Movimento Cinque Stelle è saltata all’ultimo minuto – le altre sono cittadine piccole, che solo di recente hanno superato i 15.000 abitanti. Lusciano e Palma Campania, infatti, voteranno per la prima volta col doppio turno in questa circostanza, mentre Forio e Orta di Atella sono diventati “comuni superiori” solo a seguito del censimento del 2011.

Non sempre, però, le civiche sono “apartitiche”. Può capitare, infatti, che i partiti nazionali accettino di dar vita a liste in cui il nome o il simbolo siano del tutto assenti. Nel 2023 se ne contano ben 48 e sono un fenomeno più tipico delle formazioni che, a livello nazionale, sono all’opposizione. Inconfondibile, ad esempio, è il riferimento al Terzo polo in quelle 18 liste votate al riformismo o al fare “sul Serio”. Dopo Azione e Italia Viva, vi è il Partito Democratico con 8 liste, seguito dal Movimento Cinque Stelle, che si fa civico in 5 casi, così come la Lega. Quattro, invece, le volte in cui Fratelli d’Italia, Forza Italia e Alleanza Verdi e Sinistra rinunciano al proprio simbolo.

Che ci sia una maggiore disinvoltura a presentarsi sulla scheda elettorale sul fronte del centrodestra è evidente anche dal numero di volte in cui i partiti nazionali presenzieranno complessivamente alle elezioni nei singoli comuni. Fratelli d’Italia, ad esempio, si presenta ben 80 volte su 91, ossia l’88% dei comuni al voto. Fa eco al partito di Giorgia Meloni Forza Italia, che ci sarà in ben 75 sfide, ossa l’82% dei casi. Più in sordina, invece, la Lega di Matteo Salvini, che è presente sulle schede elettorali di 63 comuni (il 69%), rinunciando alla corsa in molte città della Campania e della Puglia.

Sulla rive gauche, il Partito Democratico è l’unica formazione che tiene alta la bandiera: i dem saranno presenti 79 volte, ossia l’86% dei casi. Meno presenti – ma questa non è una novità – il Movimento Cinque Stelle, in corsa in 60 comuni (66%).

Caso a parte, invece, è quello di Terzo Polo e Alleanza Verdi e Sinistra, che saranno della partita rispettivamente in 31 e 22 città. Bisogna, infatti, tener presente che queste due formazioni sono una federazione di partiti che, a livello locale, corrono spesso con liste proprie, appoggiando all’occorrenza anche candidati sindaco differenti. Si pensi, ad esempio, a Teramo, dove Azione è alleata del centrodestra, mentre Italia Viva sostiene un’altra candidata. Oppure ad Ancona, dove Sinistra Italiana è con il candidato della Sinistra, mentre Europa Verde opta per una corsa in solitaria.

Più in generale, vale ancora una regola aurea: più un partito è quotato nei sondaggi, più tende a presentarsi anche alle elezioni comunali

Alleanze a simmetrie variabili

Concludiamo l’analisi dell’offerta politica con le alleanze di queste elezioni amministrative, data la particolarità del contesto locale, che si presta a formule inedite, così come ad una destrutturazione degli accordi nazionali.

Il centrodestra si presenta alle urne maggiormente compatto: l’asse Forza Italia-Lega-Fratelli d’Italia verrà proposto agli elettori 50 volte. Si tratta del 62,5% delle volte in cui si presenta Fratelli d’Italia, il 66,6% di quelle in cui corre Forza Italia ed il 79,3% dei casi in cui ci sarà la Lega. Anche se residuali, non mancano i casi in cui la coalizione di governo si spacca.

In Toscana (e in particolar modo a Campi Bisenzio, Massa e Pietrasanta), ad esempio, Fratelli d’Italia sostiene candidati alternativi a quelli proposti da Lega e Forza Italia. Ad Arese, invece, sono gli azzurri ad optare per un candidato alternativo a quello degli alleati. In altri contesti, Cologno Monzese e Novi Ligure in testa, è il Carroccio a scegliere un aspirante primo cittadino differente da quello di Forza Italia e Fratelli d’Italia. C’è, poi, il caso di Bussolengo – alle porte di Verona – dove ciascuno dei tre partiti appoggia un candidato sindaco diverso.

Sul fronte avversario, invece, la simmetria sarà ancora più variabile. Sebbene da nessuna parte si riesca a costruire una coalizione che spazi dall’Alleanza Verdi e Sinistra al Terzo Polo e al Movimento Cinque Stelle, il Partito Democratico si dimostra ancora oggi il perno dell’alleanza di centrosinistra

Un’alleanza che, tuttavia, appare ancora oggi dominata dalla logica delle “intese a due” e molto differenziata a seconda dei contesti locali: sono solamente 7 i casi in cui i tre principali interlocutori dei dem sono compresenti in un cartello elettorale. In 28 comuni ci sarà la coalizione con il Movimento Cinque Stelle (ossia il 46% dei casi in cui i pentastellati si presentano), in 19 quella con Alleanza Verdi e Sinistra (ossia l’87% dei casi in cui il cartello corre) ed in 13 casi col Terzo Polo (ossia il 40% delle volte in cui i centristi si presentano alle urne). Per quest'ultimi, però, l'area di sinistra non è l'interlocutore privilegiato, perché in cinque casi, si presenteranno alleati del centrodestra.

E proprio il Terzo Polo è il protagonista di due delle tre coalizioni inedite di queste elezioni: a Sona (vicino Verona) e a Porto Sant'Elpidio, nelle Marche, appoggeranno i candidati sindaco di Fratelli d'Italia. Un'alleanza che nulla ha da invidiare in termini di originalità a quella che andrà in scena ad Altamura: qui, il Partito Democratico sarà, infatti, al fianco della Lega e dell'Unione di Centro nel tentativo di mantenere la guida del Comune.

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