Regioni distanti e poco credibili agli occhi dei cittadini. Ci dice questo il Governance Poll 2016 dei governatori, che mostra risultati ancor più deludenti di quelli che hanno caratterizzato la rilevazione dei sindaci. Se i primi cittadini, infatti, si attestavano al 53,5%, l'operato dei presidenti di Regione è apprezzato dal solo 43% dei concittadini.
Più opache le prestazioni in casa Pd. Enrico Rossi, come d'abitudine, arriva secondo e solo altri quattro governatori superano la soglia del 50%. Parliamo del piemontese Sergio Chiamparino, dell'emiliano Stefano Bonaccini, del lucano Marcello Pitella e del calabrese Mario Oliverio. Questi ultimi due, poi, sono in grande calo rispetto al giorno dell'elezione: il primo lascia sul campo 9,6 punti, mentre il secondo ne perde 10,4. Una emorragia terza solamente a quella registrata dall'abruzzese Luciano D'Alfonso (-12,3%) e dal sardo Francesco Pigliaru (-12,5%).
Non scaldano il cuore nemmeno i due governatori delle rosse Marche ed Umbria, Ceriscioli e Marini, così come il numero uno di via Cristoforo Colombo, Nicola Zingaretti, e la vicesegretaria del partito Debora Serracchiani, alla guida del Friuli-Venezia Giulia. Se, al sud, De Luca ed Emiliano si attestano a metà classifica, Rosario Crocetta fa ancora una volta da fanalino di coda, con meno di tre siciliani su dieci che gradiscono il suo operato.
Sono ben altre, quindi, le differenze che la Governance Poll mette in evidenza con questa classifica. La prima riguarda più direttamente il territorio. Come spiega anche Gianni Trovati sul Sole 24 Ore è diverso il consenso da nord a sud.
Le regioni settentrionali, infatti, portano a casa un consenso medio del 48,2% con quattro dei sei enti che mostrano un gradimento superiore al 50%. Al contrario, al Centro e al Sud la musica è diversa. La fascia centrale, infatti, vede i governatori apprezzati dal 41% dei rispondenti, con una sola delle sei regioni - la Toscana - ad avere un presidente amato da più di un cittadino su due. Al sud, invece, il gradimento medio è del 40,6%, con le sole Calabria e Basilicata che (di poco) superano la soglia del 50%. Le due isole maggiori, poi, fanno proprio da fanalino di coda.
Proprio le performance di Pigliaru e Crocetta, così come quella di Debora Serracchiani, fanno riflettere sulla differenza tra regioni autonome e a statuto ordinario. Come ha spiegato Gianni Trovati sul Sole 24 Ore, la maggiore disponibilità di risorse non implica necessariamente consenso. Soprattutto se esse non consentano di superare scenari di crisi economica ed occupazionale.
Si può dire, quindi, che, in un certo senso, la confusione nelle competenze tra Stato e regioni con il conseguente rimpallo delle responsabilità tra centro e periferia ha esposto di meno le regioni a Statuto ordinario. Che, comunque, non poca credibilità hanno perso dai conflitti con l'amministrazione centrale. Non a caso, Antonio Noto, direttore di Ipr Marketing ha ricordato come "seppure le regioni legiferano, il cittadino coglie poco di quello che fanno e le vedono come un ente distante".
Governance Poll secondo la politica: bene il centrodestra
In generale, va meglio al centrodestra che al centrosinistra. Non solo perché Luca Zaia e Roberto Maroni si piazzano rispettivamente al primo e al terzo posto della graduatoria, ma anche perché crescono ampiamente rispetto al giorno dell'elezione. Un po' come il ligure Giovanni Toti che, seppur inchiodato al tredicesimo posto col 37% di gradimento, cresce di 2,6 punti in un anno e mezzo di governo.Più opache le prestazioni in casa Pd. Enrico Rossi, come d'abitudine, arriva secondo e solo altri quattro governatori superano la soglia del 50%. Parliamo del piemontese Sergio Chiamparino, dell'emiliano Stefano Bonaccini, del lucano Marcello Pitella e del calabrese Mario Oliverio. Questi ultimi due, poi, sono in grande calo rispetto al giorno dell'elezione: il primo lascia sul campo 9,6 punti, mentre il secondo ne perde 10,4. Una emorragia terza solamente a quella registrata dall'abruzzese Luciano D'Alfonso (-12,3%) e dal sardo Francesco Pigliaru (-12,5%).
Non scaldano il cuore nemmeno i due governatori delle rosse Marche ed Umbria, Ceriscioli e Marini, così come il numero uno di via Cristoforo Colombo, Nicola Zingaretti, e la vicesegretaria del partito Debora Serracchiani, alla guida del Friuli-Venezia Giulia. Se, al sud, De Luca ed Emiliano si attestano a metà classifica, Rosario Crocetta fa ancora una volta da fanalino di coda, con meno di tre siciliani su dieci che gradiscono il suo operato.
I due divari del Governance Poll regionale
A ben guardare, però, non è l'appartenenza ad uno schieramento politico la vera discriminante. Per uno Zaia ed un Maroni che sono amati e crescono di consenso, il centrosinistra può vantare un Rossi, un Chiamparino e un Bonaccini che fanno altrettanto.Sono ben altre, quindi, le differenze che la Governance Poll mette in evidenza con questa classifica. La prima riguarda più direttamente il territorio. Come spiega anche Gianni Trovati sul Sole 24 Ore è diverso il consenso da nord a sud.
Le regioni settentrionali, infatti, portano a casa un consenso medio del 48,2% con quattro dei sei enti che mostrano un gradimento superiore al 50%. Al contrario, al Centro e al Sud la musica è diversa. La fascia centrale, infatti, vede i governatori apprezzati dal 41% dei rispondenti, con una sola delle sei regioni - la Toscana - ad avere un presidente amato da più di un cittadino su due. Al sud, invece, il gradimento medio è del 40,6%, con le sole Calabria e Basilicata che (di poco) superano la soglia del 50%. Le due isole maggiori, poi, fanno proprio da fanalino di coda.
Proprio le performance di Pigliaru e Crocetta, così come quella di Debora Serracchiani, fanno riflettere sulla differenza tra regioni autonome e a statuto ordinario. Come ha spiegato Gianni Trovati sul Sole 24 Ore, la maggiore disponibilità di risorse non implica necessariamente consenso. Soprattutto se esse non consentano di superare scenari di crisi economica ed occupazionale.
Si può dire, quindi, che, in un certo senso, la confusione nelle competenze tra Stato e regioni con il conseguente rimpallo delle responsabilità tra centro e periferia ha esposto di meno le regioni a Statuto ordinario. Che, comunque, non poca credibilità hanno perso dai conflitti con l'amministrazione centrale. Non a caso, Antonio Noto, direttore di Ipr Marketing ha ricordato come "seppure le regioni legiferano, il cittadino coglie poco di quello che fanno e le vedono come un ente distante".
Per approfondire
- Gianni Trovati, Tra i governatori il primato è di Zaia, in Il Sole 24 Ore, lunedì 16 gennaio 2017 n. 15, p. 2
- Graduatoria dei presidenti della Regione in Il Sole 24 Ore, lunedì 16 gennaio 2017 n. 15, p. 2
- Antonello Cherchi, "Premiati anche i politici senza partito", in Il Sole 24 Ore, lunedì 16 gennaio 2017 n. 15, p. 2


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