Elezioni Basilicata 2019, come si vota



Ultime considerazioni nel pre voto lucano riguardano la legge elettorale. Una normativa nuova, approvata nell'agosto 2018 non senza polemiche da parte dell’opposizione che ha preferito disertare il voto d'aula. Vediamo dunque cosa dice la legge 20/2018. Essa introduce, un po’come accade anche nelle altre regioni a statuto Ordinario, un sistema misto: maggioritario per il governatore, proporzionale per i 20 consiglieri regionali. 

➧ L'elezione del governatore

Nel primo caso, il principio ispiratore è quello del first-pass-the-post. Vince, infatti il candidato governatore che ottiene la maggioranza dei voti nella regione. Si prevede un turno di votazione unico. Altro meccanismo è quello del seggio al miglior perdente: al secondo arrivato, infatti, è attribuito d'ufficio uno scranno.

Un po’ come già avveniva in passato, quando i candidati governatori facevano da capolista del listino regionale. Oggi il listino che garantiva ai sensi del Tatarellum l’elezione maggioritaria del 20% dei consiglieri è stato abolito e questi seggi scattano in funzione del riporto in sede di collegio unico. 

Tra presidente e consiglio vige, comunque un rapporto stretto. Esso è collegato ad una lista o ad una coalizione. In più, non si considera valido il voto disgiunto tra presidente e liste, fatto che va a ulteriormente a rafforzare il legame tra il potere legislativo e quello esecutivo. 

➧ L'elezione dei Consiglieri regionali

Ciò è particolarmente evidente nelle modalità di elezioni del Consiglio regionale. I venti seggi scattano sulla base di una competizione tra liste all'interno delle due circoscrizioni che ricalcano le province di Matera e Potenza. 

Il sistema è un proporzionale con metodo di Hagen-Bischoff e dei più alti resti. Non è, tuttavia, un proporzionale puro. Si prevedono, infatti, una soglia di sbarramento del 4% per le liste e una dell’8% alle coalizioni. Parimenti, a seconda della percentuale conseguita, si attribuisce un variabile numero di seggi alla maggioranza. Dodici, se il presidente è stato eletto con più del 40% dei voti; undici se è stato eletto con più del 30% ma meno del 40%. Dieci, se l'eletto ha ottenuto meno del 30%. 

Una novità, a cui si aggiunge l'introduzione della seconda preferenza, purché nel rispetto della parità di genere, secondo cui ogni lista non deve eccedere la rappresentanza dei due sessi oltre il 60%.
Abbiamo ripercorso i tratti salienti della nuova legge e adesso non ci resta che augurarvi una cosa: buon voto!

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