Cos'è un referendum costituzionale?

Al contrario di quanto si possa pensare, in Italia il potere legislativo non è esercitato in via esclusiva dal Parlamento. La Costituzione riconosce dei limiti di manovra in questo frangente sia per il Governo sia per i Cittadini.

Questi ultimi hanno due possibilità per far valere la loro voce: la prima riguarda la presentazione di proposte di iniziativa popolare, l’altra riguarda più direttamente l’indizione dei referendum popolari.

La nostra Carta costituzionale li prevede per quattro circostanze: per abrogare una legge, per decidere in merito alle modifiche amministrative dei territori, per confermare una legge di revisione costituzionale. Nel primo caso si parlerà più propriamente di referendum abrogativo e richiederà il raggiungimento di un quorum perché possa dirsi valido. Nel secondo, invece, si parlerà di referendum consultivo in cui il quorum può essere richiesto o meno. Infine, l’ultimo caso corrisponde al referendum confermativo e non è soggetto ad un quorum.

La tornata di domenica 20 e lunedì 21 settembre appartiene a questa seconda categoria. I cittadini, infatti, sono chiamati a dire se sono favorevoli o meno all’entrata in vigore della legge costituzionale che riduce il numero dei parlamentari, approvata dalle Camere l’8 ottobre 2019 e pubblicata in Gazzetta ufficiale il 12 ottobre 2019, nella serie Generale numero 240. La legge costituzionale entrerà in vigore solamente se il Sì otterrà la maggioranza assoluta dei voti validi.

Non sempre, però, è necessario un referendum confermativo per le leggi di revisione costituzionale. La Carta individua tre circostanze in cui si deve attuare una consultazione referendaria. La prima avviene quando la legge non ottiene, nella seconda deliberazione, la maggioranza dei due terzi dei componenti della seconda camera. La seconda prevede che richiedano il referendum cinquecentomila elettori o Cinque consigli regionali. Infine, entro tre mesi dall’approvazione della legge, almeno un quinto dei membri di una delle due Camere possono richiedere la consultazione.

Proprio quest’ultimo è il caso che ha portato a questo referendum confermativo, con 71 senatori provenienti da tutti i gruppi parlamentari – ad eccezione di Fratelli d’Italia e delle Autonomie – che hanno depositato, lo scorso 10 gennaio, in Corte di Cassazione la richiesta di consultazione referendaria. C’era stato anche un tentativo di raccolta firme tra i cittadini avviato ad ottobre dal Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito, ma naufragato a causa delle scarse adesioni.

In settantaquattro anni, si sono svolti altri tre referendum costituzionali e tutti in epoca molto recente (2001, 2006, 2016). Lo storico ci dice che gli italiani, però, non sono molto propensi a confermare le scelte dei propri governanti: solo in un caso la legge di revisione costituzionale è passata. Cosa aspettarci, dunque, dal voto di domenica: un’eccezione o la conferma di una regola non scritta?


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