A Roma cade il terzo minisindaco del Movimento Cinque Stelle


Nuova battuta d’arresto per il Movimento Cinque Stelle romano. È notizia di poche ore fa, la sfiducia al presidente del Municipio Roma XI Mario Torelli. Si tratta del terzo minisindaco costretto a lasciare l’incarico anzitempo dopo le dimissioni di Paolo Pace ad Appia Antica e la sfiducia del parlamentino di Monte Sacro a Roberta Capoccioni

A votare per mandare a casa l’amministrazione gialla sono state le opposizioni compatte e i quattro consiglieri fuoriusciti dal Movimento. Per un totale di tredici voti a favore della sfiducia e dodici contrari.

➧ Diario di una crisi


Termina così, dopo poco meno di tre anni, l’avventura dei pentastellati nel Municipio che trova in Portuense, Magliana e Corviale i suoi centri nevralgici. Avevano ottenuto una delle migliori performance della città e al ballottaggio avevano sconfitto il presidente uscente del centrosinistra Maurizio Veloccia con quasi il 62% dei voti. I problemi non sono, tuttavia, tardati ad arrivare. 

A cominciare dalle dimissioni di due assessori nei primi mesi del 2017. Quindi, il crescente dissenso in seno al consiglio su alcune tematiche. La viabilità in primis e la gestione dei rifiuti in vista dell’apertura del centro di smistamento provvisorio a Malagrotta, dopo l’incendio del TMB Salario. In questo contesto, sono maturate le defezioni che hanno portato al tragico epilogo di oggi.

Ecco chi ha votato contro e chi ha votato a favore della mozione di sfiducia al presidente Mario Torelli
La prima fu a settembre 2017, con l’abbandono del presidente della Commissione Lavori pubblici e Ambiente, Mirko Marsella. Passato ad Articolo 1, Marsella motivava in consiglio municipale l’uscita dai pentastellati accusando l’amministrazione di una gestione personalistica del Municipio

Una “progressiva emarginazione sulle scelte politiche municipali” e “il crescente scollamento con la parte critica della cittadinanza” sono state, secondo Roma Today,  le ragioni alla base, dell’abbandono, a giugno 2018, del Movimento da parte dei consiglieri Maria Cristina Restivo e Gianluca Martone, poi passato a Democrazia Autonomia di Luigi De Magistris.

Infine, a marzo scorso, ha dato il copo di grazia al governo grillino di Arvalia Portuense la defezione della consigliera municipale e storica militante pentastellata Francesca Sappia. La vicepresidente della Commissione Lavori pubblici e Ambiente è entrata in rotta di collisione con Torelli e la maggioranza sulla gestione dei lavori del Ponte della Magliana e per la preferenziale di via Portuense. “Gli ideali del Movimento sono stati traditi” aveva affermato Sappia nell’annunciare il passaggio al Gruppo Misto, puntando il dito anche contro il Campidoglio che, a suo dire, si era disinteressato del territorio. 

Come ricorda Il Fatto Quotidiano, Sappia aveva, in un primo momento, rassicurato Torelli di un suo appoggio esterno. Che è venuto meno con la scelta di aderire alla sfiducia proposta dalle opposizioni di centrosinistra e centrodestra.

➧ Cosa succede dopo la sfiducia?

Con lo scioglimento del consiglio del Municipio Roma XI, scende ancora il numero di enti locali controllati dai Cinque Stelle nella Capitale. Oggi le bandierine grilline sventolano in dieci dei quindici parlamentini, contro le quattro del centrosinistra che, a giugno scorso, si era riportato al comando di Monte Sacro e di Appia Antica con Giovanni Caudo ed Amedeo Ciaccheri

Municipi per coalizione della maggioranza dopo la sfiducia a Mario Torelli


Cosa succederà adesso? Il sindaco Virginia Raggi dovrà scegliere se assumere l’interim o nominare un delegato che gestisca provvisoriamente il Municipio. Rumors vorrebbero Torelli in pole per l’incarico, ma l’interessato non si è pronunciato in materia. 

C’è da capire, poi, se e quando ci saranno le nuove elezioni. La finestra per andare al voto a maggio è ormai scaduta il 24 febbraio 2019. Allo stesso tempo, appare inverosimile indire una tornata elettorale nel 2020 per un mandato che duri solo dodici mesi. A prescindere all'inizio dell'incarico, infatti, i Municipi decadono automaticamente con il rinnovo del sindaco di Roma e dell'Assemblea Capitolina.

È, quindi, più probabile che Raggi opterà per un commissariamento lungo, nonostante ciò rappresenti un vuoto democratico.

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