Elezioni Sardegna 2019: La legge elettorale


Per approfondire: LA SARDEGNA ALLE REGIONALI | CHI SI CANDIDA | RISULTATI


Nel giorno del silenzio elettorale, chiudiamo il viaggio nella Sardegna al voto approfondendo più dettagliatamente la legge elettorale. In quanto Regione a statuto speciale, la Sardegna ha, spesso e volentieri, definito modalità di elezione dei propri rappresentanti in maniera differente dal contesto nazionale.

Anche se, negli ultimi anni, il quadro si è fatto più omogeneo a quanto accade nelle altre regioni del Paese. Le elezioni regionali, oggi, seguono, le norme della legge regionale 1/2013, approvata al termine della scorsa legislatura. Si tratta, come già visto in altre occasioni, di un sistema misto: maggioritario nel caso di voto del governatore, proporzionale per i consiglieri regionali.

L'elezione del Presidente

Il governatore della Sardegna è eletto seguendo un metodo maggioritario ispirato al principio first-past-the-post. Viene eletto candidato presidente chi ottiene la maggioranza dei voti a livello regionale. Trattandosi di un turno unico, la maggioranza può essere anche relativa. E ciò rappresenta una novità rispetto alle competizioni che si sono tenute prima del 2004. 

Sia le regionali del 1994 sia quelle del 1999, infatti, prevedevano l'ipotesi di un ballottaggio se, al primo turno, nessuno avesse ottenuto il 50%+1 dei voti. Il secondo turno venne aperto ai primi tre candidati nel 1994 e ai primi due nel 1999.

Il computo dei voti validi tiene conto di tre diverse modalità: il voto al solo candidato presidente; quello ad una sola lista, che poteva considerarsi esteso al candidato governatore collegato e che consente anche la possibilità di esprimere due preferenze purché i candidati siano di sesso differente; quello a candidato presidente e lista. In quest'ultima circostanza è permesso effettuare voto disgiunto, ovvero scegliere un partito ed un candidato governatore tra loro non collegati.

Come già avviene da altre parti, anche in Sardegna il primo degli aspiranti presidenti non eletto ottiene un seggio per il Consiglio regionale. E, allo stesso modo, vi è la volontà del legislatore nel rafforzare il rapporto tra Presidente e Consiglio. Da un lato, la legge impone ai candidati presidenti di collegarsi ad una o più liste in corsa per il Consiglio. Dall'altro - caratteristica del tutto peculiare - incentiva la partecipazione democratica dei cittadini valorizzando lo strumento delle elezioni primarie nella scelta dell'aspirante governatore.

Manifesto "Come si vota" redatto dall'Ufficio elettorale della Regione Sardegna

Il voto al Consiglio regionale

Passando al Consiglio regionale, i seggi in palio sono ben 60. Il sistema prevede una competizione tra le liste in otto circoscrizioni elettorali, corrispondenti alle otto province che erano attive sul territorio regionale prima della riforma amministrativa del 2016. Tornano così sulla scena le cinque province soppresse: Cagliari, Carbonia-Iglesias, Medio Campidano, Ogliastra e Olbia Tempio.

Alle otto circoscrizioni viene attribuito un numero di scranni variabile, a seconda della popolazione residente censita dall'ISTAT al 31 dicembre dell'anno precedente al voto. Spetta al presidente definire il numero dei seggi con un apposito decreto.

Il meccanismo vigente prevede un sistema proporzionale corretto secondo il metodo di Hare ed i più alti resti. Si tratta di un proporzionale corretto perché contempla, innanzitutto, delle soglie di sbarramento: non possono accedere al Consiglio quelle coalizioni che non ottengono almeno il 10% dei voti validi e quelle liste non coalizzate sotto il 5%. Inoltre, la legge prevede l'attribuzione di un premio di maggioranza al vincitore.

Ad essa vengono dati il 60% dei seggi qualora la lista/coalizione collegata supera il 40% dei voti validi. Vengono, invece, attribuiti il 55% degli scranni disponibili se la percentuale raggiunta è compresa tra il 25% ed il 40%. Viene, dunque, ridotta all'osso la possibilità di ingovernabilità. Una ipotesi che, nel passato, ha colpito il Consiglio regionale sardo. Un esempio su tutti, è stata la legislatura 1999-2004, dove sono cambiati ben tre presidenti nel giro di tre anni.

Abbiamo, quindi, terminato di ripercorrere i tratti salienti del sistema elettorale di questa regione, nella speranza di aver reso il voto più consapevole.

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